«Si smette di vedere se non si guarda più»
Ma… come vediamo?
Un dipinto non ha scopi né decorativi né didattici né critici: Tramite la sua unicità e la sua qualità sensoriale un dipinto vuole (voleva?), in primo luogo, stimolare la contemplazione e di conseguenza la consapevolezza del qui e ora.

Ma se la contemplazione è mera consumazione, cosa accade?
Un’immagine con il suo attributo di somiglianza e associazione, con la sua riproducibilità, può ancora (oggi) stimolare Contemplazione?

E se ciò non fosse possibile come rappresentare la dinamica tra la rappresentazione e l’illusione percettiva?

L’immagine che non è realtà vitale, ma una traduzione dell’impressione della realtà, una traccia riconducibile ad un’esperienza individuale, può diventare uno strumento di riflessione, un punto di partenza per raggiungere una nuova e o ulteriore verità personale.

Il mie dipinti nascono da un’unione di passione artigianale e ricerca tematica – concettuale.

Pur usando modelli fotografici come sostegno pittorico – un mezzo per dipingere un quadro non solo istintivo ma anche “pensato” – la riproduzione fedele dell’immagine non è il mio obiettivo.

Il figurativismo mi permette di esplorare la materia e allo stesso tempo il contenuto visivo dell’immagine in un costante processo alla ricerca di un equilibrio tra la rappresentazione del reale e la percezione.